
«Non escludo che l’indagine possa ora interessare anche i parchi eolici irpini»
L’intervista al comandante provinciale della guardia di finanza, il colonnello Mario Imparato
Inchiesta "Viacolvento" a spiegare nei particolari l'attività delle Fiamme Gialle è il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Mario Imparato.
Comandante com’è nata l’indagine?
L’indagine prende le mosse da un’iniziale segnalazione che, nell’ambito di uno speciale progetto denominato progetto "Gorgona", il nucleo speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie aveva inoltrato già due anni fa.
Gli accertamenti sono quindi partiti nell’anno 2007 ed hanno avuto un loro primo esito con il sequestro, presso il Ministero per lo sviluppo economico, di un primo contributo di circa novce milioni ufficialmente concesso ma non ancora erogato di fatto alla società beneficiaria. Il secondo passo importante, a conclusione di oltre un anno di accertamenti ed alla ricezione degli esiti di diverse rogatorie internazionali (Paesi Bassi, Spagna; Irlanda, Regno Unito), si è avuto nell’ottobre 2008 con il sequestro di un ulteriore contributo concesso ma non erogato presso il Ministero a Roma e, contestualmente, di ben 7 parchi eolici (per un totale di 185 turbine) in Sicilia (Catania, Palermo, Siracusa e Sassari) ed in Sardegna.
Al termine dell’indagine è stata prospettata alla Magistratura, anche la possibilità di applicare nel caso specifico la particolare procedura che prevede il sequestro di beni nei confronti delle società, i cui ruoli apicali si siano resi responsabili di reati societari.
Qual è il meccanismo di frode?
In estrema sintesi, il contributo per la realizzazione di parchi eolici, su finanziamento comunitario, viene concesso alle società in possesso fondamentalmente di due requisiti: solidità finanziaria e disponibilità dei terreni dove allocare le turbine. Il meccanismo di frode che l’indagine ha consentito di delineare, ha mostrato come, partendo da una società in possesso di tali requisiti, il contributo da questa ottenuto venisse poi fatto transitare all’estero e fatto confluire ad un’altra società del medesimo gruppo che quindi mostrava in tal modo di avere le disponibilità finanziarie. La titolarità dei terreni, non ancora acquisiti, di fatto, veniva ufficialmente attestata da certificati falsificati. Tale procedura poteva essere ripetuta per tante volte, in modo da ottenere, alla fine, finanziamenti per società che in origine non erano in possesso di requisiti previsti, con danno di altre società eventualmente interessate al contributo.
Quali sono gli elementi che favoriscono questo tipo di frode?
Il meccanismo di frode scoperto con l’operazione "Viacolvento" si è concretizzato in una truffa di così elevate proporzioni, in quanto sono stati sapientemente sfruttati tutti i punti deboli del sistema.
Cioè?
L’analisi delle richieste di contributi viene fatta singolarmente avendo riguardo al possesso dei requisiti da parte della singola società richiedente. La collaborazione internazionale, purtroppo non ha raggiunto al momento livelli tali da sviluppare un controllo capillare e tempestivo per quanto attiene la movimentazione dei capitali. Per cui, sono necessari complessi accertamenti che assumono la veste formale di commissioni rogatoriali. Non è un caso che l’indagine si sia sviluppata senza l’ausilio degli strumenti di prova, quali intercettazioni telefoniche e ambientali, che normalmente sono alla base della scoperta di associazioni a delinquere di così vasta portata: le ipotesi penalmente rilevanti, oggetto dell’informativa sono basate, infatti su complesse ricostruzioni finanziarie e analisi documentali.
Come mai i parchi eolici di Avellino non sono stati interessati nell’operazione?
L’attività di indagine, come ho detto, si è sviluppata su iniziale segnalazione del reparto del Corpo specializzato negli accertamenti delle frodi comunitarie. E da tale spunto ha preso le mosse focalizzandosi sulle attività del gruppo facente capo agli arrestati. Non escludo la possibilità di altri sviluppi nell’ambito degli accertamenti comunque in corso.
L'Irpinia è terra felice per molte frodi, quest'ultimaoperazione segue quella sul Patto Baronia.
Non ritengo di poter dire che l’Irpinia sia terra felice dove si sviluppano la maggior parte delle frodi. Come ho detto prima, e come abbiamo constatato, infatti, nell’indagine Golden Valley relativa al Patto Baronia, è il meccanismo di finanziamento a mezzo contributi di origine europea che laddove non opportunamente monitorato, si presta alla tentazione di frode. E’ ovvio, peraltro, come il Meridione, che beneficia in misura maggiore di contributi per lo sviluppo, possa essere teatro di irregolarità come queste. Ed è altrettanto ovvio che la Guardia di Finanza, e lo dico con un pizzico di orgoglio, possa in tale scenario essere protagonista nell’individuare tali truffe in virtù della propensione all’analisi finanziaria ed al suo ruolo a tutela del bilancio dello stato Italiano e dell’Unione Europa che la legge le ha assegnato con la riforma del 2001.
Paola Iandolo
11 NOVEMBRE 2009

condividi questa notizia sui social network

|
|
|
FOTOGALLERY

|
VIDEOGALLERY
 |
|
Tagli sanità, medici in sciopero della fame al Moscati
Alto Calore, la protesta dei lavoratori
Riaperta la Chiesa di Sant'Anna
Green for life, 150 piantine antismog ai nuovi nati
Galasso: il Parco S. Spirito sara` come Villa Borghese
De Luca: Parco S. Spirito altro successo, ora avanti con il tunnel
Romei presenta il cartellone del ferragosto avellinese
L'invito di Galasso: a ferragosto restate in città
|
PubblicitÀ
 |
|
Il giornale in edicola
 |
|
PubblicitÀ
 |
|
PubblicitÀ
 |
|
|
|
|